Rivoluzione civetta

Ai simboli elettorali sta accadendo qualcosa di strano, se a guardarli paiono tutti pericolosamente simili ai loro cloni da lista “civetta”, tanto il logo originale ha assunto grafica e tratto da merce taroccata. Sarà che a pochi, ormai, viene in mente di chiamarsi “partito” (resiste il Pd, anche se privo del nome del candidato premier). Sarà che a molti, ormai, per riflesso o convinzione o metamorfosi anticasta, piace dirsi “movimento” o “forza” o “scelta” o “amici”, “fratelli”, “pirati” e “cittadini”.
12 AGO 20
Immagine di Rivoluzione civetta
Ai simboli elettorali sta accadendo qualcosa di strano, se a guardarli paiono tutti pericolosamente simili ai loro cloni da lista “civetta”, tanto il logo originale ha assunto grafica e tratto da merce taroccata. Sarà che a pochi, ormai, viene in mente di chiamarsi “partito” (resiste il Pd, anche se privo del nome del candidato premier). Sarà che a molti, ormai, per riflesso o convinzione o metamorfosi anticasta, piace dirsi “movimento” o “forza” o “scelta” o “amici”, “fratelli”, “pirati” e “cittadini”. Sarà che il sincretismo cromatico e l’abbondanza di cieli azzurri e sbuffi arancioni e tricolori in forma di nastro, corda, coccarda, cometa o macchia confondono l’occhio. Fatto sta che si ha sempre l’impressione che ai simboli manchi qualcosa (perché mai i “Fratelli d’Italia” di Meloni-Crosetto hanno la parte inferiore del simbolo così sguarnita?) o che, al contrario, l’ansia del riempimento del vuoto abbia avuto la meglio su ogni altra considerazione estetica (perché mai nella “Rivoluzione civile” di Ingroia il finto “Quarto stato” avanza fino a lambire minacciosamente le lettere sovrastanti?).
A nessuno più – o quasi – viene in mente di farsi rappresentare graficamente da uno sfondo bianco con qualcosa di riconoscibile disegnato sopra: un albero, un fiore, un volatile, un oggetto (resiste Casini con lo scudo crociato). Persino i nomi dei capi, quando ci sono, compaiono tra prati, statue, titoli e pecette (la Lega nord, addirittura, ha azzardato un “TreMonti” con la M maiuscola, in un angoletto, “per far capire che Tremonti è meglio di Monti”, ha detto Roberto Calderoli, e pazienza se quella “M” fa pensare lì per lì a un cugino usurpatore dell’ex ministro Giulio).